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I giardini Hanbury sono una tappa obbligata per chiunque venga a visitare il Ponente Ligure.

Alle porte di Capo Mortola, tra Ventimiglia e Mentone, protetta dalle montagne e adagiata sul mare, un vero e proprio miracolo botanico per il clima mite che lo caratterizza: questo paradiso, vi aspetta per fare una passeggiata che non dimenticherete facilmente.

Questa escursione voglio iniziare a raccontarvela dall’uscita dal parco, perché la scritta che ho trovato sul portone mi ha lasciato un ottimo presentimento e un qualcosa su cui riflettere.

Sulla parte posteriore del portone di ingresso, proprio quella che vediamo uscendo, ho trovato scolpito “Fô” che significa “Felicità”.

Sicuramente non è un caso che sia all’uscita, perché se fosse stato messo in entrata, avrebbe significato che la felicità si trova all’interno di questo meraviglioso giardino. Trovandolo in uscita, voglio pensare che stia a significare che la felicità nell’aver visitato una tale bellezza, con la pace unica che trasuda da questo parco, voglia essere portata con noi al di fuori di esso.

I Giardini Hanbury, dove l’immaginazione e la mano dell’uomo si sono fusi perfettamente con le meraviglie della natura.

Tutto nasce nel lontano 1832, quando Thomas Hanbury visitò all’età di circa trent’anni l’Europa.
Mentre era in Costa Azzurra, vide e acquistò la villa abbandonata della famiglia Orengo di Roccasterone a Capo Mortola, in territorio italiano.
Con il fratello Daniel e una manovalanza di giardinieri stabilitisi nelle vicinanze, ben presto il giardino divenne rinomato in tutto il mondo.

E oggi il parco è giustamente inserito fra le candidature italiane, alla lista dei siti Patrimonio dell’Umanità.

Paradiso di cactus e agrumi, costituisce uno dei principali giardini botanici di acclimatazione dell’area mediterranea.

A differenza degli altri giardini, dove si predilige il lato estetico, in quest’oasi le piante sono coltivate nel rispetto della naturalità dei cicli vitali e riproduttivi delle piante.
Per permettere il completamento del ciclo riproduttivo delle piante, vengono conservate parti secche o sfiorite.

Le palme e le yucche, ad esempio, sono mantenute con il loro aspetto naturale, non vengono tagliate le foglie morte, dando così una protezione naturale per l’arrivo delle intemperie.

Tutto deve seguire un ciclo spontaneo e le numerose piante esotiche vengono introdotte in modo graduale per farle adattare a vivere nelle nuove condizioni ambientali.

La stagione estiva è il periodo di maturazione dei frutti.
I frutti rimangono sulle piante sino a completa maturazione, per permettere la raccolta dei semi sia per il giardino sia per l’invio ad orti, giardini ed istituti botanici in tutto il mondo.

Non deve pertanto stupire che porzioni di terreno non vengano sfalciate, né che i frutti restino a maturare.
Thomas Hanbury annotò addirittura sui suoi appunti che, nel corso della stagione estiva, sarebbe stato opportuno chiudere i giardini alla visita per riaprirli dopo le prime piogge di settembre.

Ovviamente questo non avvenne mai perché alcune piante dei climi aridi, lasciano a bocca aperta i visitatori per le loro immagini, di assoluta e rara bellezza.

Sono 5800 le specie di piante officinali, rose, bambù, piante ornamentali e da frutto ospitate in questo paradiso terrestre.

Tra fontane, tempietti, mausolei e statue, sarete sospesi tra l’azzurro del mare sottostante e la vegetazione estesa per 18 ettari di terreno.

Un’esperienza totalizzante per lo spirito, perché prepara alla convivenza e alla tolleranza delle differenze.

Ma anche per il corpo: dall’entrata e fino al mare, il dislivello è quasi di 200 metri e tornando su, a tratti, viene il fiatone.
Ma l’esperienza vale la fatica.